LE FOTO DELLA RISTRUTTURAZIONE

 

Essere fotografo di provincia pone molti limiti sia geografici che qualitativi, ma ha anche, credetemi, molti vantaggi, non ultimo quello di conoscere tutto o quasi tutto del territorio in cui operi. Le cose che devi fotografare sono sempre le stesse: il lago di Piediluco, arricchito magari dai muscoli di giovani canottieri, Carsulae col suo arco che sfonda il blu, Orvieto con il Duomo troppo grande per un 50 mm., e poi la Rocca di Narni. E proprio della Rocca che voglio parlare. Io la conosco bene, l’ho fotografata in dia e in bianco e nero, so come gira la luce, so da dove e a quale ora posso fotografarla con migliori risultati. Quindi quando l’ufficio Stampa della Provincia mi ha chiesto di fotografare il cantiere della Rocca sono andato sicuro di poter terminare la cosa in due o tre ore interni compresi, quel che si dice un lavoro facile.

Se non vuoi tornare due volte, la Rocca va fotografata dalle tredici in poi, altrimenti la luce è troppo dura e troppo orientata solo su un lato. Ma nei cantieri a quell’ora si sospende il lavoro e quando sono arrivato al nuovo ingresso ricavato appositamente per i grossi automezzi non c era nessuno e solo il fumo che usciva dalla baracca ove è allestita la mensa testimoniava che non ero proprio solo. Chi la conosce sa che la Rocca di Narni incute, nel guardarla, una sensazione di potenza e di inviolabilità ma quando l’ho vista attraverso il mirino non l’ho riconosciuta, mi è apparsa piccola, mutilata, conquistata e posta in catene.

I tubi di ferro che l’hanno completamente avvolta hanno stravolto la texture delle sue pietre, le due gru che la sovrastano le conferiscono una dimensione diversa: è davvero più piccola. L’ho vista e l’ho fotografata come alla fine di un lungo assedio. La sensazione mi è stata riconfermata da quelle strane e grosse macchine appostate tutte intorno e che in altri cantieri non appaiono davvero così minacciose.

Qui hanno l’aspetto delle macchine da guerra capaci di aprire varchi, sventrare, abbattere muri massicci, distruggere invece che edificare. La Rocca adesso è accerchiata, domata, in gabbia e fa tenerezza come quegli esseri grandi e forti che figurano miseri e attoniti in questo tempo che esprime violenze nascoste e sottili che loro non sono in grado di fronteggiare. Ma non è detto che una notte la Rocca non torni se stessa scrollandosi di dosso tutto quel ferro clic non conosce, riapparendo forte e orgogliosa il mattino seguente ai meravigliati tecnici del cantiere e a quanti la guardano con favori ed attese. Forza Rocca io tifo per te.

Sergio Coppi

 

 

testi, disegni ed alcune foto di questa pagina e delle altre sono presi dalla pubblicazione "rocca di Narni il castello disincantato" edita dalla Provincia di Terni

 

prosegui nella visita alla Rocca di Narni

Il sito e' ancora in costruzione. aggiungeremo presto numerose foto prese all'interno.

- Briotti home page - Comune di Narniscrivi al webmaster -